Censimenti dei Fabbricati ex Rurali

(Legge n. 311/2004 – Art. 1, commi 335/336/337/338/339/340)

Premessa
La legge n. 311/2004 (Legge Finanziaria 2005), pone in capo ai Comuni l’obbligo delle attività di verifica ed accertamento per i fabbricati non iscritti in catasto e la verifica dei classamenti per le unità immobiliari cha hanno subito variazioni permanenti.
Nell’ambito delle disposizioni in essa contenute, commi da 335 a 340, sono previsti una serie di interventi che, finalizzati principalmente al recupero di aree di evasione ed elusione nel settore immobiliare, rappresentano anche un momento di verifica tecnico-gestionale di rilevanti processi che vedono, come soggetti attori, i Comuni e l’Agenzia del Territorio.

In particolare, con i commi 335 e 336 sono state previste le seguenti tipologie di intervento:

- Revisione dei classamenti su aree urbane limitate (microzone) e caratterizzate da elevati livelli di sperequazione rispetto alla media generale del territorio comunale (comma 335);
- Revisione del classamento di singole unità immobiliari di proprietà privata, non dichiarate in catasto, o di unità immobiliari per le quali sussistono situazioni di fatto non più coerenti con i classamenti catastali per intervenute variazioni edilizie di carattere permanente (comma 336);

Di seguito vengono riassunti i processi in capo ai Comuni ed all’Agenzia del Territorio: Comma 335:

1. Revisione parziale del classamento su aree urbane per i comuni che abbiano adottato almeno TRE microzone comunali.
2. Attività a carico dell’Agenzia del Territorio, previa richiesta del Comune interessato

Comma 336: Individuazione delle unità immobiliari non accatastate e di quelle oggetto di revisione del classamento

Preliminarmente si ricorda che esiste già nel nostro ordinamento la disposizione contenuta nel comma 58 dell’art. 3 della legge n. 662/1996, che consente ai comuni di attivarsi con l’Agenzia del Territorio affinché provveda all’iscrizione in catasto degli immobili non censiti e la verifica per gli immobili “il cui classamento risulti non aggiornato ovvero palesemente non congruo”. Giova sottolineare il fatto che raramente i comuni hanno attivato la procedura anzi richiamata.

Il comma 336 crea, nei fatti, un meccanismo con il quale si realizza un aggiornamento del catasto ad opera del contribuente, a seguito dell’iniziativa intrapresa dal Comune e della relativa istanza di aggiornamento.

L’intervento dei comuni deve essere finalizzato alle seguenti casistiche:

  • Unità immobiliari urbane di proprietà privata non dichiarate al catasto fabbricati (ex rurali, ecc.);

  • Unità immobiliari per le quali il classamento risultante dagli atti catastali non è più congruo, in quanto sono state apportate modificazioni strutturali (interne e/o esterne, senza che queste siano state denunciate all’UTE), compresi i cambi permanenti di destinazione d’uso.

A titolo esemplificativo si evidenziano alcune casistiche più frequenti:

  • E’ il caso di tutte le unità abitative di cat. A/5 e A/6, in quanto trattasi di categorie soppresse – Circ. M.F. n. 5/3/100 del 1992;

  • Unità immobiliari abitative e non, che hanno subito interventi strutturali permanenti con conseguente variazione di classe, consistenza e rendita;

  • Unità immobiliari la cui destinazione d’uso risulta variata in via permanente, e questa non corrisponde con il classamento originario, esempio: U.I. di cat. C/2 adibite ad attività commerciali

Modalità operative:

La norma prevede che i comuni, constatata la presenza di immobili di proprietà privata non dichiarati in catasto fabbricati ovvero la sussistenza di situazioni di fatto non più coerenti con i classamenti catastali per intervenute variazioni edilizie, richiedano ai titolari di diritti reali sulle unità immobiliari interessate la presentazione di atti di aggiornamento redatti ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 19 aprile 1994, n. 701.

Se i soggetti interessati non ottemperano alla richiesta entro novanta giorni dalla notificazione, la copia dell’istanza di accatastamento, completa degli estremi di notificazione, viene trasmessa gli uffici provinciali dell'Agenzia del Territorio i quali provvedono, con oneri a carico dell'interessato, alla iscrizione in catasto dell'immobile non accatastato ovvero alla verifica del classamento delle unità immobiliari segnalate, notificando le risultanze del classamento e la relativa rendita. Si applicano le sanzioni previste per le violazioni dell'articolo 28 del regio decreto-legge 13 aprile 1939, n. 652, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 1939, n. 1249, e successive modificazioni.

  • Comma 337: le rendite catastali attribuite – effetto fiscale
    Siamo in presenza di una novità rilevante, rispetto al panorama normativo vigente. La norma, in questo caso, prevede che le rendite catastali dichiarate o comunque attribuite dall’UTE a seguito della notificazione della richiesta del Comune di cui al comma 336, producano effetto fiscale, in deroga alle vigenti disposizioni, a decorrere dal 1 gennaio dell'anno successivo alla data cui riferire la mancata presentazione della denuncia catastale, indicata nella richiesta notificata dal comune, ovvero, in assenza della suddetta indicazione, dal 1 gennaio dell'anno di notifica della richiesta del comune. Ne consegue che, il Comune che si è attivato ai sensi del comma 336, avendo avuto l’accortezza di indicare anche la data della mancata denuncia di accatastamento o di variazione, può richiedere la maggiore imposta derivante dalla nuova rendita per le annualità pregresse e non prescritte.

  • Comma 338: Sanzioni
    Il legislatore ha rideterminato gli importi minimo e massimo della sanzione amministrativa, applicabile dall’Agenzia del Territorio, prevista per coloro che non adempiono agli obblighi di cui all'articolo 31 del regio decreto-legge 13 aprile 1939, n. 652, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 1939, n. 1249, dall'articolo 31 del medesimo regio decreto-legge n. 652 del 1939, come rideterminati dall'articolo 8, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 1989, n. 332, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 novembre 1989, n. 384, con riferimento al mancato adempimento degli obblighi previsti dagli articoli 20 e 28 del citato decreto-legge 13 aprile 1939, n. 652, i quali sono elevati rispettivamente a euro 258 e a euro 2.066.

Fabbricati ex Rurali
(5-04067 Fluvi e Strizzolo: Chiarimenti in merito all'imponibilità a fini ICI dei fabbricati rurali)

ALLEGATO 1 *
In relazione all'ormai consolidato orientamento della Corte di Cassazione, inizialmente espresso dalle Sezioni Unite nelle sentenze n. 18565 e n. 18570 entrambe del 21 agosto 2009, successivamente confermato dalla Sezione tributaria in numerose altre sentenze, da ultimo nella sentenza n. 20867 dell'8 ottobre 2010.
Con tali pronunce i giudici di legittimità hanno affermato che la ruralità può essere riconosciuta solo qualora i fabbricati rurali siano accatastati nella categoria A/6 ovvero D/10, a seconda che siano rispettivamente abitativi o strumentali all'esercizio dell'attività agricola. A tale riguardo è opportuno evidenziare che a legislazione vigente la Suprema Corte ha affermato il principio di diritto secondo il quale in tema di ICI «l'immobile che sia iscritto nel catasto fabbricati come rurale, con l'attribuzione della relativa categoria (A/6 e D/10), in conseguenza della riconosciuta ricorrenza dei requisiti di ruralità previsti dall'articolo 9 del decreto-legge n. 557 del 1993, non è soggetto ad imposta ai sensi del combinato disposto del decreto-legge n. 207 del 2008, articolo 23, comma 1-bis, e del decreto legislativo n. 504 del 1992, articolo 2, comma 1, lettera a). In virtù delle predette decisioni della Suprema Corte di Cassazione si può affermare che si sia ormai consolidato un nuovo orientamento giurisprudenziale, di cui si è innanzi fatto cenno, a cui nel tempo si stanno attenendo sia gli enti locali sia i contribuenti. Resta fermo, allo stesso tempo, che se il fabbricato non sia stato catastalmente classificato come «rurale», il proprietario che ritenga invece sussistenti i requisiti per il riconoscimento come tale, ai fini dell'esenzione ICI, può sempre impugnare la classificazione operata per ottenerne la relativa variazione (evidentemente dimostrando l'effettiva sussistenza dei requisiti di «ruralità» occorrenti per giustificare la variazione dell'accatastamento). In pratica, a legislazione vigente, non paiono sussistere in materia residui dubbi interpretativi per effetto delle ripetute affermazioni giurisprudenziali della Corte di Cassazione.

Nota *
Allegato 1 – Atto Camera dei Deputati – XVI Legislatura – VI Commissione – Resoconto di mercoledì 19 gennaio 2011 – Atto Camera – Interrogazione a risposta immediata in Commissione 5-04067
Risposta del Governo (Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Sonia Viale)

AREA DOWNLOAD

Etruria D.P.R. 139/1998 Ruralità
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Etruria art.1 comma 336-337 311/2004
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